• Maria Antonietta Nardone

Una modesta proposta


(Foto presa dal web e modificata)


Nel 1729 Jonathan Swift scrisse e diede alle stampe A modest proposal (Una modesta proposta); nel frontespizio del suo libello satirico si legge: A modest proposal for preventing the children of poor people from being a burden to their parents, or the country, and for making them beneficial to the publick. Che tradotto suona così:«Una modesta proposta per impedire che i bambini della povera gente siano di peso per i loro genitori o per il Paese, e per renderli utili alla comunità».

Swift invitò i genitori dei bambini irlandesi che soffrivano di gravi forme di denutrizione, o che morivano letteralmente di fame e per fame, di vendere i loro figli ad un anno di età ai Signori del Paese, i quali li avrebbero mangiati, cucinandoli «in umido, arrosto, al forno o lessati», apprezzando grandemente la tenerezza di quella carne. I genitori, poveri e/o mendicanti, avrebbero guadagnato qualche scellino dalla vendita dei loro bambini e avrebbero così potuto tirare avanti per un altro anno, quando poi avrebbero messo in vendita un nuovo bambino di un anno, ingrassato a dovere. In questo modo si sarebbero risolti tutti i problemi legati ai bambini denutriti, agli stessi genitori sempre squattrinati, e all’economia di tutta l’isola. Insomma, adottando questa proposta, tutti sarebbero stati sollevati da questo “peso” della povertà che angustiava l’intero Regno d’Irlanda.

Ho sempre ammirato la caustica efficacia dell’autore di quell’insuperato romanzo che è I viaggi di Gulliver. L’ho sempre ammirata pur riconoscendomi incapace di scrivere satira con altrettanta efficacia (il talento è faccenda a parte). Incapace perché non la ritenevo presente nelle mie corde. A quasi cinquantanove anni di età, e a quasi trent’anni dal mio primo libro di narrativa (la raccolta di racconti Quadri romani), debbo ricredermi. E faccio anch’io, si parva licet componere magnis, la "mia" modesta proposta in questo fine settembre del 2022 d.C.


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Di fronte ai problemi creati dai bambini autistici, o con problematiche fisiche e cognitive, apriamo cliniche come quelle di Hadamar, nel land dell’Assia, dove tra il 1939 e il 1945, furono gentilmente “eliminati” circa 15.000 bambini (e un numero più alto di adulti) in quella che fu poi storicamente nota come Aktion T-4, il programma di eugenetica (eugenetica?) di esseri “imperfetti” o “difettosi” secondo la scienza (la scienza?) ariana ad opera di medici ed infermieri che facevano iniezioni letali (di fenolo come ad Auschwitz) a questi esseri “inferiori” (disabili fisici e psichici). A morte sopraggiunta, venivano inviate lettere già scritte ai famigliari del degente (si cambiava solo il nome del deceduto) in cui si comunicava l’improvviso decesso del loro congiunto e in cui si esprimevano le più sentite condoglianze del personale medico e paramedico della clinica (come causa della morte usavano trascrivere il nome di patologie diverse, per non destare sospetti).

Sì, si aprano cliniche di questo tipo in tutta Italia! Oppure, se ne convertano alcune in questa lungimirante e generosa mansione. Che ci vuole? Ora che siamo vieppiù in un clima cultural-politico assai favorevole, con gli eredi politici di coloro che si allearono agli inventori di questa Aktion T-4 – gli stessi “inventori” dell’endlösung riservata agli ebrei d’Europa – e che ora sono nientedimeno che chiamati a governare (governare?) questo imbelle ed immemore Belpaese, che ci vuole? Suvvia!

Per lo smaltimento dei cadaveri si può ricorrere all’acido fluoridrico in cui sciogliere letteralmente i corpi – italianissima pratica di un’italianissima mafia. Tutto autarchico, qui, comme il faut!

Così, come nell’inarrivabile satira di Swift, tutti i problemi “causati” da questi bambini saranno risolti. La razza italica sarà depurata dai pezzi (come gli stücken di teterrima memoria) difettosi o venuti male o con un cromosoma in più. Gli stessi genitori o famigliari dei bambini, sollevati finalmente da questo “peso”, «non romperanno più gli scroti» cianciando e reclamando, reclamando e cianciando di diritto alla vita, alla socialità, alla scuola, allo studio. Ne beneficerà anche l’economia del paese che non dovrà più retribuire insegnanti di sostegno, OEPA, logopedisti, terapisti occupazionali, terapisti per la psicomotricità, educatori domiciliari, responsabili scolastici dell’inclusione (inclusione? Ah-ah-ah!) ecc.

Certo, in questo caso, bisognerebbe affrontare il disagio occupazionale di tutte queste figure che si ritroverebbero, dall’oggi al domani, senza più un lavoro. Niente paura! Si troverà una soluzione anche a questo “inconveniente”. Verrà subito immessa sul mercato questa nuova e “qualificata” manovalanza da sfruttare pienamente (sotto-pagandola) con un “lavoro obbligatorio”. Chi non accetta le nuove condizioni, ebbene, che muoia pure di fame! Lo merita! Essere poveri e/o senza lavoro è una colpa che va scontata con la vita. In questo nuovo (nuovo?) clima politico i problemi si risolvono alla radice: se eliminiamo i poveri, sarà eliminata anche la povertà (eureka!).


Avanti, si costruiscano nuove Hadamar, nuove Hadamar per tutti quelli che ne hanno bisogno! Un’iniezione letale per endovena e via, ci si toglie il pensiero!

Orsù, «popolo d’Italia», fate la vostra bella guerra ai disabili con virile coraggio! «E tutto sarà più bello e più superbo che pria! Bene, bravo, grazie».


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Chiudo il sipario su questa terrificante immaginazione, di cui rivendico il diritto ad averla avuta, perché appartiene agli scrittori anche la rappresentazione del male.

Chiudo il sipario su questa mia, forse maldestra, incursione nella satira costituita di puro humor nero alla Swift.

Ma la mia voce, davanti al perdurare di diritti negati ai bambini con problematiche varie nell’apprendimento, non ha saputo e non ha voluto tacere.

E concludo con un verso di De Andrè, dedicato alla bambina per cui faccio tutto questo:«Si chiama amore questa mia voce».






Glossarietto


Si parva licet componere magnis: (lat.) se è lecito paragonare le cose piccole alle grandi.

Aktion T-4: (ted.) Operazione T4.

Endlösung: (ted.) soluzione finale.

Comme il faut: (fr.) come si deve.

Stücken: (ted.) pezzi.

OEPA: Assistente Educativo Culturale Per gli Alunni.

Eureka!: (gre.) ho trovato!






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