• Maria Antonietta Nardone

Attraversando il Turkmenistan

I turkmeni erano una popolazione nomade. Il paese, l’antica Margiana, ebbe, tra i tanti conquistatori, anche Alessandro Magno. Escludendo la capitale, Ashgabat, fredda città bianca di marmo dal cuore ancora più di marmo, vanta i resti di splendori come Merv e Konie Urgench oltre a molti santuari, soprattutto sufi, meta di sentitissimi pellegrinaggi. Ma i paesaggi dei volti della sua gente non sono da meno e “parlano” di più. Nelle aree più conservatrici, le donne portano il lembo del fazzoletto, usato per fasciare la testa, davanti alla bocca quando parlano con un uomo – come è nella terza foto – perché, secondo la tradizione, «dalla bocca di una donna non può uscire nulla di buono».

Un popolo sorridente ed ospitalissimo. Ovunque andassimo, ci hanno offerto tè, pane, latte di cammella oppure un intero pranzo come ha fatto l’imam del santuario Ibn Hasan di Gözli Ata.


Uomo di Chaarli, sperduto villaggio un tempo tappa della Via della Seta (Turkmenistan, aprile-maggio 2016)

Studentesse di lingue al Museo del Tappeto di Ashgabat (Turkmenistan, aprile-maggio 2016)

Donna al santuario di Qyz Bibi (Nokhur – Turkmenistan, aprile-maggio 2016)

Cavaliere che saluta in pieno Karakum desert, il temibile deserto dalle “sabbie nere”.

La nipote di Shamrat, il nostro autista (Nokhur – Turkmenistan, aprile-maggio 2016)

Vecchio venditore nella farmacia di Nokhur (Turkmenistan, aprile-maggio 2016)

Giovane donna a Chaarli, (Turkmenistan, aprile-maggio 2016)

Maria Antonietta Nardone © Tutti i diritti riservati

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