• Maria Antonietta Nardone

Cuba libre?

Cuba libre? No, Cuba non è libera.

No, non metto qui foto dell’Avana attraversata dalle numerosissime e coloratissime macchine americane anni Cinquanta; non proseguo su questo cliché.

Il paese è pieno di contraddizioni. Ha una sanità ed una scuola pubbliche. Vero. Peccato, però, che la scelta della facoltà universitaria non sia dell’individuo ma dello Stato (si viene indirizzati verso quella facoltà di cui in quell’anno, in quel periodo, il governo ha deciso che si ha più bisogno).

Dopo la rivoluzione che rovesciò il dittatore Fulgencio Batista, chi prese il potere decise un’imponente campagna di alfabetizzazione del paese. Già. Ma a che serve alfabetizzare un popolo quando poi gli si impedisce l’esercizio di un pensiero critico?

Tutta la popolazione è dotata di una tessera annonaria che dà diritto ad avere ogni mese diversi prodotti di prima necessità senza pagare. Sì. Però il rifornimento dura per una sola settimana. Le altre tre settimane i cubani devono arrangiarsi individualmente per procurarsi cibo e altro.

E così in quest’isola illuminata dal sole scottante dei Caraibi, in quest’isola dai colori forti ed intensi, io ho deciso di pubblicare fotografie dai colori attenuati, quasi in bianco e nero, per esprimere come la forza vitale, vitalissima della sua popolazione sia comunque pesantemente spenta da un regime autoritario che controlla tutto ed incide profondamente nella vita e nelle scelte degli individui. Così come urla Diego, il personaggio omosessuale nel film Fragole e cioccolato:«Ho una testa per pensare, voglio poter scegliere, leggere quello che più mi piace, vivere i miei sentimenti liberamente».

Poi, certo, ci sono spiagge bellissime, suggestive città coloniali, piantagioni di tabacco e di caffè prestigiosissimi, una musicalità innata e solare, un’infinità di cocktail buonissimi ecc.

Ma come scriveva Leopardi in una lettera:«E rido della felicità delle masse, perché il mio piccolo cervello non concepisce una massa felice, composta di individui non felici». E questo, il grande contino lo scrisse all’amata Fanny Targioni Tozzetti nel 1831. No, dico: 1831!


Bambina che gioca con i suoi capelli (Finca Manaca Iznaga, Cuba – maggio 2017)

Raccogliere (Santa Clara, Cuba – maggio 2017)

Martin spiega con una lavagna di cartone (Valle di Viñales, Cuba – maggio 2017)

Muratori al lavoro (La Habana, Cuba – maggio 2017)

Suonare e cantare (Trinidad, Cuba – maggio 2017)


Stendere panni (La Habana, Cuba – maggio 2017)

Sorridere (Trinidad, Cuba – maggio 2017)

Maria Antonietta Nardone © Tutti i diritti riservati

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