• Maria Antonietta Nardone

No, l'onnipotenza non esiste...



Tre anni fa ci fu la diagnosi di autismo di Giorgia, la mia nipotina che oggi ha cinque anni e quattro mesi.

Riporto qui alcuni pensieri annotati all’epoca – senza toccarli perché mantengano la loro originaria incredulità ed asprezza.


«In qualche modo è come un lutto. È come affrontare un lutto. Ci sono tutte le prospettive di vita di una bambina ‘normodotata’ che sono morte, scomparse, svanite d’un colpo. Sto affrontando la morte di una Giorgia ‘sana’, integra in tutte le sue funzioni, e questa elaborazione è tutt’altro che semplice o facile».


«Con l’handicap che colpisce una persona cara, carissima, secondo alcuni, si può percorrere un cammino spirituale rilevante».


«Si ama senza aver bisogno di alcun ritorno da quell’amore. Si ama indipendentemente dal fatto di essere ricambiati o meno. Insomma, l’essenza dell’amore cristiano. Si possono però fare percorsi spirituali notevoli e rilevanti anche senza essere colpiti dall’handicap di una persona cara – e di una bambina così piccola, poi!».


«Dal punto di vista di Giorgia, la diretta interessata, perché lei non può crescere come la maggioranza di tutti gli altri bambini? Perché le deve essere precluso un pieno ed armonioso sviluppo della sua personalità? Perché lei non dovrebbe conquistarsi la sua indipendenza, in tutti i sensi? Anche mettendo in un canto il mio dolore, perché a lei è negata un’esistenza consapevole e responsabile? Ma perché?».


«Le possibili risposte sulla libertà dell’umano rispetto al divino, un umano che deve fronteggiare una natura che è libera, che Dio lascia libera di “scegliere” la perfezione e l’imperfezione (la malformazione, l’handicap ecc. nel libro Il dolore innocente di Vito Mancuso) – e l’handicap, secondo alcuni, teologicamente significherebbe proprio questo – non mi soddisfano; anzi, non mi convincono per niente».


«La Natura è libera di scegliere perché Dio lascia che la Natura sia libera di scegliere. La libertà data alla Natura; ma l’essere umano che nasce con una disabilità grave non ha la libertà di scegliere; non ha scelto la disabilità. E, nella sua vita, non conoscerà la libertà di scegliere – perlomeno non come la intendiamo noi – non conoscerà il libero arbitrio. Conoscerà forse “il disabilitato dalla Natura” la coscienza, la coscienza individuale, e ne avrà consapevolezza? Non vengono forse tolte a questi esseri ciò che più li contraddistingue come esseri umani? Ma come, Dio dona la libertà, la coscienza, l’amore ai suoi figli, ma non a tutti; altri lascia che siano senza. Ma la sua mano che forgia tutte le creature, dov’è, dov’era? Dov’è l’amore che ha portato e porta a queste sue creature?».


«E poi, quella storia dell’amore disinteressato ecc. ecc. Così “gli imperfetti” sarebbero solo degli strumenti per “educare” i perfetti a questo amore disinteressato, così simile a quello divino. Trovo questa possibilità, anche solo il pensiero di questa possibilità, francamente obbrobriosa.

Perché l’essere è sempre fine e mai mezzo.

E poi, gli esseri colpiti da disabilità gravi non potranno mai conoscere l’amore disinteressato, incondizionato, senza ritorno. La forma d’amore più pura. A loro, questo percorso spirituale è precluso (così come ne sono preclusi tanti altri)».


«Purché sia sano; speriamo che sia sano». Perché tutti sperano questo? E non mi riferisco solo a quelli che appartengono a questo tempo di prestazione e competizione esasperate; no, è da quando c’è l’uomo che si spera di avere dei figli sani. La sanità, fisica e mentale, erano un grande valore nella società degli antichi greci, dei Romani ecc. ecc. Quando si ha il compiacimento e quasi l’esaltazione della sofferenza, bè, mi ricordo e mi ritrovo di più nel pensiero di Nietzsche che considerava il cristianesimo un “pensiero” debole, che infiacchiva…».


«Quello che viene a cadere è proprio il concetto di onnipotenza di Dio – come peraltro aveva già constatato con analisi sublime Hans Jonas ne Il concetto di Dio dopo Auschwitz. Sulla bontà, ossia sulla volontà del Bene, che è inseparabile dal nostro concetto di Dio, rimando ad un approfondimento più lungo e, soprattutto, più lucido».


«Un altro ordine; sì, lo so che lo Spirito si muove su un altro ordine rispetto all’intelligenza».


«Bambini così arriveranno mai a conoscere il pensiero, l’arte, la letteratura (la musica, forse sì), una piena autonomia, una soddisfacente vita di relazione? Arriveranno mai a conoscere l’amore così come lo conosciamo noi? Se tutto questo è così compromesso anche per quanto riguarda la coscienza, la libertà, il libero arbitrio in un cristiano, ma come può Dio ‘mancare’ tutto questo nel forgiare un essere umano? Come? La libertà data alla natura è una risposta teologica che non mi convince per niente. Inoltre il Gesù dei Vangeli è un guaritore; guarisce i malati… li guarisce. Non ha alcun compiacimento per la sofferenza né verso la propria né per quella altrui».


«Quello che più mi addolora è che viva in un mondo angoscioso ed angosciante, che non può comunicare – non adesso, che ha due anni e cinque mesi e non comprende il linguaggio, e non lo usa – e dove è sufficiente spostare un oggetto, così inavvertitamente, per procurarle stati di forte disagio se non di panico».


«Io posso partire, posso pensare ad altro quando mi concentro nel mio lavoro o quando sono impegnata in qualche faccenda pratica o burocratica; insomma posso rimuovere per un po’ dalla mia testa il peso della disabilità di Giorgia. Giorgia non può farlo. Non potrà mai farlo. Giorgia vive e vivrà sempre con la sua disabilità».


«Giorgia è Giorgia; non è l’autismo. Giorgia non è la sua disabilità. Giorgia è Giorgia».

(settembre 2014)

P.S.

Ricordate il mio primo articolo sul mio outing sull’essere parente stretta di una bambina autistica? Ebbene, dal momento che qualcuno potrebbe avere intenzione di querelarmi per diffamazione – come mi è stato minacciato per interposta persona in quell’occasione – d’ora in avanti, prenderò le mie precauzioni.

Comunque nessuno mi fermerà dallo scrivere quello che sento, che vedo e che penso. Nessuno.



Maria Antonietta Nardone © Tutti i diritti riservati