• Maria Antonietta Nardone

Nelle steppe del Kazakhstan

Ho scritto nelle steppe del Kazakhstan, ma nella realtà questo immenso paese non ha solo una steppa sconfinata e profumatissima – data da un’erbetta bassa che cresce solo in questo tipo di suolo – bensì anche canyon imponenti e fiumi che scorrono in gole profonde, fascinosi laghi ghiacciati o turchesi, prati di tulipani o papaveri, fiori del paradiso e iris, petroglifi che risalgono all’era pre-cristiana e tombe scite, “dune cantanti” e montagne innevate, come la maestosa, lunghissima catena del Thien Shan (Montagne celesti), che non ti abbandona mai: ti affianca, ti è davanti, ti è alle spalle, insomma, una presenza continua, sempre lì a proporre la sua bellezza e la sua immacolata freschezza.


Aquila e cavaliere (Ak Sunkar Falconery – Kazakhstan aprile-maggio 2018)

Un lago e la sua foresta sommersa (Kaindy lake – Kazakhstan aprile-maggio 2018)

Un canyon e i suoi colori (Temirlik canyon – Kazakhstan aprile-maggio 2018)

Ritratto di una giovane ristoratrice (Sulla via per Otrar – Kazakhstan aprile-maggio 2018)

Nuvole (Riserva Naturale Altyn Emel – Kazakhstan aprile-maggio 2018)

Camminare (Aktau Mountains – Kazakhstan aprile-maggio 2018)

Prateria di papaveri (Verso l’Ili river – Kazakhstan aprile-maggio 2018)

Lo sguardo dell’aquila (Ak Sunkar Falconery – Kazakhstan aprile-maggio 2018)

Maria Antonietta Nardone © Tutti i diritti riservati

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