• Maria Antonietta Nardone

Gujarat, un’India sconosciuta

Dell’immenso continente indiano si conoscono soprattutto il Rajasthan o l’Uttar Pradesh oppure gli stati del sud come il Tamil Nadu, il Kerala, il Karnataka; il Kashmir o il Sikkim, l’Himachal Pradesh o l’Orissa e via elencando. Pochi, però, conoscono il Gujarat.

È questa la terra dei jaina, coloro che sono vestiti di bianco ed hanno spesso una mascherina sul volto per non ingerire il più piccolo moscerino oppure procedono con uno scopino spazzando gli insetti che potrebbero incontrare sul loro cammino. Si attengono alla aimsha, che letteralmente significa “non uccisione”. A questo concetto della “non violenza” attinse anche Gandhi che nacque proprio in Gujarat. E del grande leader politico e spirituale ho visitato il suo quartiere generale, che oggi si chiama Sabarmati Ashram, ad Ahmenadab, da cui partì la famosa marcia di protesta del sale così come ho visitato anche la sua casa natale a Porbandar.

Ma il Gujarat è anche la terra dei pastori rabari e delle loro carovane che si incontrano lungo la strada. È la terra del deserto bianco del Kachchh e degli abili tessitori del doppio ikat (doppio nodo). Terra di pozzi a scalini scolpiti con meravigliosi bassorilievi tanto che sembra di stare in un tempio invece che in un pozzo costruito per raccogliere e conservare l’acqua dei monsoni in una regione molto secca. Terra di colline sacre come la Girnar hill (10.000 scalini per 900 metri di dislivello) o Shatrunjaya, “il luogo della vittoria”, che vanta una magnifica distesa di templi jaina (3.600 scalini). Peccato che gli orrendi restauri in corso la stiano praticamente sfregiando e spogliando della sua antichissima bellezza! Non mancano naturalmente templi hindu né moschee o palazzi di maharaja, come il Laxmi Vilas Palace, dove in un’ala separata abita tuttora l’attuale famiglia reale di Vadodara. Né mancano mercati cittadini o mercati del pesce, forti portoghesi affacciati sul mare o enormi lingam davanti cui pregare e osannare Shiva durante la pujas.

Un’India genuina, insomma, poco toccata dai viaggiatori europei, che vengono fotografati e richiesti di continui selfie nemmeno si fosse “una celebrità”. Vedere che gioiscono per una semplice foto mi riconnette allo stato più spontaneo ed aurorale dell’esistenza.

Vivere poi l’esperienza di una marcata e sentita religiosità, sia essa hindu o jaina, all’alba, al tramonto, a mezzogiorno, nei templi o lungo i ghat come presso il fiume Gomati, mi instilla un benessere che dura a lungo e che mi accompagnerà anche al mio rientro a casa. E allora, grazie India, per avermi accolto ancora una volta con tutta la tua variopinta, calda ed imperfetta umanità.


Giovane donna a Jamnagar (Gujarat – India, novembre 2018)

Giovane donna a Jamnagar (Gujarat – India, novembre 2018)



Bambina lava le pentole con la sabbia (Wild Ass Sanctuary, Little Rann, Gujarat – India, novembre 2018)

Bambina lava le pentole con la sabbia (Wild Ass Sanctuary, Little Rann, Gujarat – India, novembre 2018)



Pastore rabari presso Porbandar (Gujarat – India, novembre 2018)

Pastore rabari presso Porbandar (Gujarat – India, novembre 2018)



Lumini di canfora sul fiume Gomati al tramonto  (Dwarka, Gujarat – India, novembre 2018)

Lumini di canfora sul fiume Gomati al tramonto (Dwarka, Gujarat – India, novembre 2018)

Bambina (Villaggio presso Hodka, Gujarat – India, novembre 2018)

Bambina (Villaggio presso Hodka, Gujarat – India, novembre 2018)



Vecchio seduto (Dwarka, Gujarat – India, novembre 2018)

Vecchio seduto (Dwarka, Gujarat – India, novembre 2018)

Giovane donna a Jamnagar (Gujarat – India, novembre 2018)

Giovane donna a Jamnagar (Gujarat – India, novembre 2018)

Sadhu ai piedi della Girnar Hill (Gujarat – India, novembre 2018)

Sadhu ai piedi della Girnar Hill (Gujarat – India, novembre 2018)

Maria Antonietta Nardone © Tutti i diritti riservati