• Maria Antonietta Nardone

Attraversando i Balcani

Che sorpresa i Balcani occidentali! In questo viaggio che li ha attraversati dall’Albania alla Macedonia, dal Kosovo al Montenegro, dalla Bosnia-Erzegovina alla Croazia per poi rientrare in Montenegro e in Albania, mi aspettavo siti archeologici e città martoriate e ricostruite, come Sarajevo e Mostar, monasteri che conservano affreschi unici e città altamente turistiche, come Dubrovnik, ma non immaginavo la bellezza sublime di tanti e tanti paesaggi.

Insomma, davvero una bella, bellissima sorpresa! Il paese che mi ha colpito di più è il Montenegro, che dai monti al mare, con i suoi ghiacciai e i suoi fiordi, con il suo monastero di Ostrog incavato nell’alto della rupe Ostroška Greda e il suo Lago Nero, i suoi stećci, le pietre tombali risalenti al medioevo, e le sue vertiginose valli, come quella di Tara, dove mi sono concessa una magnifica zip-line lunga un chilometro e 20 metri, mi ha letteralmente rapita. E, per la prima volta, mi è parso di essere un uccello. Perché quello che si sperimenta è la prospettiva degli uccelli che sorvolano le cime degli alberi, il fiume, le pietre. Un volo bellissimo, ovviamente appesa ad una fune di ferro che attraversa la valle da un punto all’altro.

Così come mi ha colpito Skopje, la capitale della Macedonia del Nord, una città colma di costruzioni nuove ed ardite, che affianca l’architettura neoclassica alla scultura massiccia dello stile sovietico, tutto un po’ kitsch, probabilmente, ma con una vita notturna piena di brio e di vivacità giovanile. Per non parlare poi della Šarena Dzamija, la superba moschea colorata di Tetovo.

Percorrendo il Kosovo, ecco Pritzen, che conserva il miglior centro storico del paese, e i monasteri serbo-ortodossi di Visoki Dečani e del Patriarcato di Peć, che vantano affreschi bizantini di grande pregio artistico.

Entrando in Bosnia-Erzegovina, non si può non pensare e visitare i luoghi che ricordano la terribile guerra del 1992-1996, a Sarajevo come a Mostar. E si prova una grande tristezza affiancata ad un’altrettanto grande rabbia per la criminale ignavia di chi poteva intervenire per fermare i tanti massacri di civili e non lo ha fatto.

Ma della Bosnia-Erzegovina voglio qui parlare delle sue suggestive cascate di Kravica oppure del monastero sufi di Tekija Blagaj del 1520, del suo museo di Humac, che è all’interno del convento francescano di S. Antonio da Padova, che ha oggetti risalenti agli insediamenti romani così come il più antico documento scritto in croato dell’XI o del XII secolo, ossia l’antico cirillico croato, e di Medjugorje, affollata di pellegrini oranti durante l’ascesa e la discesa del monte Krizevac (520 m.), con tutte e quattordici le stazioni della via crucis, su un percorso fitto di sassi irregolari ed aguzzi. La Croazia mi appaga con il giro sulle mura di Dubrovnik, uno spettacolo senza fine. Rientrando in Albania, monti, mausolei e castelli sono bellissimi anche quando piove o sotto un cielo nuvoloso. A Scutari ho visitato il museo fotografico Marubi, uno dei più importanti al mondo. A Kruja ho dormito nella Cittadella di Skanderberg, l’eroe nazionale, che sconfisse ripetutamente gli eserciti musulmani e fu chiamato da papa Callisto III Fidei Defensor (Difensore della Fede, appellativo che di solito si dava ai monarchi).

A Tirana, poi, come non entrare nei due bunker, quello di cinque piani sottoterra fatto costruire da Enver Hoxha per sé e i suoi dignitari con le loro famiglie, e quello in centro città, dove viene ripercorsa la storia dell’Albania dell’ultimo secolo. Dove apprendo dell’esistenza della Sigurimi, la temibile e terribile polizia segreta che operò dal 1943 al 1991. E dove scopro con orrore che durante il regime comunista furono in funzione campi di concentramento (detti di rieducazione) in cui furono rinchiusi anche dei bambini. No, dico, dei bambini! Il regime comunista albanese fu uno dei più duri d’Europa eppure se ne sa ancora poco, almeno qui, in Italia.

Insomma, questo giro tra i Balcani occidentali mi ha portato bellezza, storia e conoscenza. E ciò, davvero, non mi sembra poco.


Monaco del monastero Visoki Dečani (a 12 km. da Peć, enclave serba in Kosovo, aprile-maggio 2019)


Alla sorgente dell’occhio blu (Sirikalter – Albania, aprile-maggio 2019)

Dervisci’s house – Monastero di Tekija Blagaj (Blagaj – Bosnia-Erzegovina, aprile-maggio 2019)

Donna in bicicletta (Perast – Montenegro, aprile-maggio 2019)

Camminando tra nebbia e nuvole sul monte Lovćen – gocce di pioggia sull’obiettivo comprese (Mausoleo di Njegoš a Cetinje – Montenegro, aprile-maggio 2019)


Relax a Rožaje (Montenegro, aprile-maggio 2019)

Il sorriso di una studentessa a Mostar (Mostar – Bosnia-Erzegovina, aprile-maggio 2019)

Dal monte Sarisalltik (presso Kruja – Albania, aprile-maggio 2019)




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