• Maria Antonietta Nardone

Canzoni alate


(Foto della locandina presa dal web)



CONCERTO MISTICO PER BATTIATO - TORNEREMO ANCORA

con Simone Cristicchi, Amara, I Solisti della Accademia Naonis di Pordenone, Franca Drioli, Valter Sivilotti

Casa del Jazz – Roma


Che bello il concerto di ieri sera “Concerto mistico per Battiato” - Torneremo ancora che Simone Cristicchi, Amara, I Solisti della Accademia Naonis di Pordenone, Franca Drioli e il maestro Valter Sivilotti hanno tenuto alla Casa del Jazz di Roma! Una prima assoluta!

Che bello! E che fortuna avervi partecipato! Sono stati scelti davvero quasi tutti i brani dalle concezioni spirituali più ostiche, rese prodigiosamente accessibili da un cercatore sapienziale indefesso quale è stato Franco Battiato. Da L’ombra della luce a Le sacre sinfonie del tempo da Lode all’inviolato a Stati di gioia, da Oceano di silenzio a Io chi sono?, da Haiku a La cura.

Forse, per quanto mi riguarda, sono mancati i pezzi I,m that, Conforto alla vita e La porta dello spavento supremo (scritta e cantata insieme a Manlio Sgalambro) dove si ascoltano pensieri come questo:«Quello che c’è, ciò che verrà, ciò che stiamo stati, e comunque andrà, tutto si dissolverà»; tutti e tre questi pezzi sono contenuti nell’album Dieci stratagemmi. Ma quello che ci hanno offerto è stato comunque tanto.

E che goduria sentire parole e melodie come questa: «Che cosa avrei visto del mondo senza questa luce che illumina i miei pensieri neri». Oppure:«Però in una stanza vuota, la luce si unisce allo spazio, sono una cosa sola, inseparabili». O questa:«Perché la pace che ho sentito in certi monasteri o la vibrante intesa di tutti i sensi in festa, sono solo l’ombra della luce». E questa:«Ed un aiuto chiaro da un invisibile carezza di un custode». O ancora:«Riportami nelle zone più alte, in uno dei tuoi regni di quiete».

E che goduria sentire perfino parlare e cantare in sanscrito! Certo, non sono mancate nemmeno canzoni come E ti vengo a cercare o Cerco un centro di gravità permanente, L’era del cinghiale bianco o Le stagioni dell’amore.

Una serata rara, perché rara è la possibilità di spaziare «per gli infiniti mondi» (quelli descritti da Giordano Bruno) in una maniera così intensa e concentrata e nel tempo breve di un concerto.

Ho goduto anche per tutte quelle acquisizioni e pellegrinazioni personali che mi uniscono alle parole di Battiato. Ramana Maharashi è stato uno dei saggi più amati dall’appartato di Milo. Lo è anche per me. La raccolta delle sue Opere apre in un modo sublime all’advaita (la non dualità) e a tutta la conoscenza vedica. Ed è in questo libro che è contenuto lo scritto Chi sono io? (che in Battiato diventa Io chi sono?) Di più: in uno dei miei tanti viaggi in India, nell’India del Sud, sono andata ad Arunachala, la collina sacra, e, scalandola, sono arrivata ed entrata nella grotta in cui ha vissuto Ramana Maharashi, nudo nel corpo, in silenzio, per favorire la sua unione con Brahman. Un’emozione che si ripropone intatta quando chiudo gli occhi ed immagino di abbassare la testa ed entrare nel suo antro eremitico.

In Torneremo ancora vengono nominati «i migranti di Ganden». Ganden è uno dei tre più importanti monasteri buddhisti tibetani, dove si formavano i monaci più dotti e dotati, ed è proprio da lì che sono usciti grandi lama (lama è un maestro spirituale, non un semplice monaco). Ebbene, sono stata due volte a Ganden, in Tibet: nel 2006 e nel 2019. E camminare in quel complesso monastico, facendo tutti quei vicoli ora in salita ora in discesa (sublime metafora dell’esistenza stessa), non si dimentica. E poi come non ricordare che Battiato intervistò un pensatore del calibro di Raimon Panikkar! E con lui, Panikkar, condivideva l’idea della morte che è un lasciare, un non aggrapparsi alla vita, un liberarsi.

Insomma, è stato un concerto che mi è tanto piaciuto (bellissimi i nuovi arrangiamenti di Valter Sivilotti) e che mi ha dato tanto. Bravi tutti, da Simone Cristicchi ai Solisti della Accademia Naonis di Pordenone fino alla soprano Franca Drioli, che ha perfino cantato un brano dall’opera lirica Gilgamesh. Ma chi mi ha veramente colpito e mi ha procurato ripetuti brividi come di un riconoscimento segreto, è stata Amara. Non la conoscevo. Che scoperta! Autentica, genuina, potente e straordinariamente umile. Omaggiata anche da Fiorella Mannoia, seduta in seconda fila, che l’ha ripetutamente applaudita a braccia alzate e le ha fatto anche il video di alcuni brani.

Una serata bella e rara, scrivevo più sopra, di cui non si può non ringraziare chi l’ha voluta, e l’ha voluta in questo spazio e in questa manifestazione: Teresa Azzaro, l’instancabile direttore artistico del Festival I Concerti nel Parco alla Casa del Jazz di Roma.




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